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Messico - Cinema e Rivoluzione

Messico! Cinema e Rivoluzione

Messico! Cinema e Rivoluzione, Arcipelago, 2011

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Il Messico è un paese seducente e contrastato, caotico miscuglio di benessere e povertà, superstizione e progresso. Ancora negli anni ’70, non mancavano vistose contraddizioni: la presenza di una forte tradizione combattiva a sinistra e un’aspra tradizione repressiva nell’apparato dello stato; una notevole libertà di azione ed espressione contro oscuri ed indeterminati meccanismi di potere; una democrazia contorta e troppo implausibilmente approssimativa per non rassomigliare, nella forma e nella sostanza, ad un regime. Eccetto che per Emilio “el Indio” Fernandez e per l’esule spagnolo Luis Buñuel, il cinema messicano non esisteva, o , peggio, era la sciocca espressione di un bizzarro e futile esotismo. Neppure negli anni ’60 il Messico conoscerà la nouvelle vague del rinnovamento (come a Cuba, in Cile e soprattutto nel Brasile del cinema nôvo) o le inquietudini sperimentali e significanti dell’avanguardia. Ma il 19 novembre 1975 un gruppo di dodici cineasti messicani, costituitisi in Fronte di Lotta, firma e pubblica su vari organi di stampa e diffusione un Manifesto nel quale si constata che il cinema messicano è stato per vari decenni uno strumento esclusivo della classe dominante, a sostegno di un ordine iniquo e servile, responsabile operoso del colonialismo culturale mediante la fabbricazione di prodotti deteriori, alienanti e intesi a divulgare valori ideologici il cui ruolo è perpetuare tale dominio. Il Manifesto rappresenta la sintesi compiuta di un percorso solidale tra personalità disparate: cineasti rigorosi o velleitari parodisti, autori esigenti o grotteschi mattatori. Il Fronte di Lotta assurge a simbolo di un cinema rivoluzionario per l'America Latina e il Terzo Mondo, e l'esperienza consumata da questi cineasti irriconciliati col sistema non ha smesso di incidere, con le sue inquietudini sociali e le sue controversie formali, sul discusso panorama del cinema messicano odierno. Chi sotterraneamente, chi manifestamente, in percorsi contigui o isolati, effimeri o duraturi, ma sempre e comunque aggredendo la realtà “per un cinema di resistenza”.

 


Ultimo aggiornamento (Martedì 14 Maggio 2013 21:33)